6/10/2018 La solidarietà non si arresta: Mimmo Lucano libero subito!

RIACE, UN MODELLO DIVERSO DI COMUNITÀ E UN ATTACCO CHE PARTE DA LONTANO

Abbiamo appreso questa mattina della messa agli arresti domiciliari del sindaco di Riace Mimmo Lucano e dello sfratto della sua compagna Tesfahun Lemlem.
Senza entrare nel merito della questione giudiziaria, che a prima vista appare più di ordine burocratico che di reale malaffare, ci interessa fare alcune riflessioni politiche in merito alla questione, ripercorrendo brevemente la storia dall’inizio.
Nel luglio del 2016 viene ordinata dal prefetto di Reggio Calabria, alle dirette dipendenze del ministro degli interni Minniti (governo Renzi) una ispezione nel comune di Riace per verificare presunti illeciti nella gestione dell’accoglienza ai migranti. Nella relazione degli ispettori si prospettano “ipotesi di danno erariale” e “illeciti profitti”. Ad inizio 2017 vengono effettuate altre ispezioni, che sembrano avere esiti di tutt’altro tenore.
Nel settembre 2017 però, sulla base degli elementi della prima ispezione il ministro degli interni Minniti (governo Gentiloni) taglia i fondi per l’accoglienza destinati a Riace.
Nell’ottobre dello stesso anno la procura di Locri invia al sindaco Lucano un avviso di garanzia. Reati contestati: truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello stato e dell’Unione Europea, concussione e abuso di ufficio.
Una prima domanda sorge spontanea, chi ha segnalato le presunte notizie di reato alla procura? Sono forse stati usate informazioni delle ispezioni prefettizie?
A luglio di quest’anno, in staffetta con padre Alex Zanotelli, Mimmo Lucano inizia uno sciopero della fame affinchè i fondi dovuti alla comunità di Riace siano sbloccati.
A fine agosto 2018 vengono sbloccati dal ministero dell’interno 250 mila euro relativi alle attività di accoglienza degli ultimi tre mesi del 2016.
Ufficiosamente sembra che la questione si risolva al meglio per Riace e la sua comunità e si vada verso uno sblocco totale dei fondi, tanto da far affermare al sindaco: “Si erano sbagliati su di noi. E tutto ciò che di brutto era stato detto su Riace erano solo diffamazioni e castronerie avallate da prefettura e governo Gentiloni. Le controdeduzioni che abbiamo inviato a Roma hanno dimostrato che il modello Riace non solo è virtuoso da un punto di vista etico ma è a posto anche con i conti”.
Ma il Viminale del ministro Salvini gela le speranze affermando che “Stiamo ancora valutando” e confermando che “Il Viminale non ha sbloccato i fondi a favore del comune di Riace”, dando quindi seguito a quella che sembra una sua battaglia personale contro il sindaco, definito in un video “uno zero” a cui non dedicare la minima attenzione. Come quella che non dedica alla ‘ndrangheta imperante nei territori della locride limitrofi a Riace, diciamo noi.
E dal ministro del lavoro Luigi di Maio, l’amico dei poveri, come lui si definisce, neanche un segno, neanche un cenno sulla questione di Riace.
Stamane la notizia degli arresti e delle imputazioni, che sono di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Come si vede le contestazioni più gravi sono già cadute, e in più il gip scrive che “La gestione dei fondi è stata magari disordinata, ma non ci sono illeciti e nessuno ha mai intascato un centesimo.”
Quello che possiamo dire da qui noi ora è che, al netto delle eventuali responsabilità giudiziarie, ci sentiamo politicamente di fianco a Mimmo Lucano. Perché siamo convinti che è il modello di questa piccola comunità che è il vero obiettivo da colpire. Come hanno dimostrato e stanno dimostrando i governi Renzi, Gentiloni, Conte. Un modello che funziona perché i soldi vengono spesi per la collettività e che, se preso ad esempio, potrebbe portare a quell’integrazione reale sempre discussa ma mai applicata. Un modello che ha permesso a più di 6 mila richiedenti asilo di essere ospitati in case abbandonate ristrutturate e concesse loro in comodato d’uso gratuito. Che ha fatto sì che un piccolo paese che contava 900 abitanti nel 1998 nel 2017 abbia raggiunto i 2.345 residenti, di cui circa 500 stranieri. Che ha creato forme innovative di convivenza come il “bonus sociale”, una sorta di moneta locale che sostituisce il contributo dei 35 euro giornalieri il cui uso perverso è emerso con la vicenda di Mafia Capitale. Che ha fatto sì che i contributi statali siano stati investiti per garantire occupazione e integrazione, per dare dignità alle famiglie e vita al paese, non per arricchire pochi gestori dei soldi pubblici. Che ha creato le cosiddette “borse lavoro”, un contributo di 600 euro per ogni migrante che iniziava un lavoro presso le botteghe artigianali locali, con un effetto sia sociale che economico, e la riattivazione di molte attività che altrimenti si sarebbero estinte.
E allora, di fronte a un modello nuovo e non codificato nelle rigide regole burocratiche, chiediamo che non sia chi opera nelle difficoltà per la collettività a dover sottostare ai format istituzionali, ma che siano questi ad assumere e istituzionalizzare l’eccezionalità delle azioni virtuose.
#IoStoConMimmo #riacenonsiarresta

MANIFESTAZIONE SABATO 6/10/2018 17:30 PIAZZA SAN BABILA

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