Milano in comune - Sinistra e costituzione

ARTICOLI 2020/3-4

Estratto dalla bozza di intervento ai sensi dell’art. 21 [Interventi del Sindaco Sala, coronavirus, impatti sul bilancio comunale]

SINDACO SALA: […] Venendo al nostro punto, il Presidente Bertolè ci ha ricordato che questa seduta del Consiglio avrebbe dovuto prevedere un intervento dell’Assessore al welfare della Regione Lombardia, ma sono certo che appena possibile ci aggiornerà sulla situazione sanitaria della nostra regione e della nostra città, quindi da parte mia vorrei proporre qualche riflessione in materia.
La diffusione del coronavirus sta rappresentando non solo un pericolo per la salute, soprattutto un pericolo per la salute, ma sta colpendo anche in modo inaspettato e imprevedibile le coscienze e le sensibilità di tutti. Dobbiamo riconoscere che anche scienziati e medici, fari molto spesso indiscutibili di vicende di questo genere, sembrano esprimere pareri non allineati, il che aumenta inevitabilmente il disagio e il disorientamento dei più.
Certamente siamo di fronte a qualcosa di nuovo, di questo virus si sa ancora relativamente poco, ma dobbiamo riconoscere che questa situazione ha colto impreparato il nostro mondo che da decenni conduce la sua vita pubblica e privata convinto di essere al riparo da contagi di questa portata, anche se la storia si ripete. Non so se qualcuno di voi ha visto il video che sta girando in modo virale da stamattina, dell’Istituto Luce, che sottolinea che nel 1969 l’asiatica fece 5.000 vittime, però sottolinea due cose significative: la prima è che allora l’asiatica ci mise 18 mesi ad arrivare da Hong Kong, dove si generò, a qua, mentre oggi ci vuole un mese perché il mondo è cambiato, tutto si muove più velocemente; poi conclude dicendo: non eravamo preparati. E qui arriviamo al punto: probabilmente preparati non lo si è mai, ma bisogna affrontare queste situazioni.
Comunque sia, l’inaspettata fragilità della nostra stessa esistenza si traduce in un’emotività comportamentale che, se non contenuta, ha già determinato e può ancora di più generare comportamenti collettivi che sono preoccupanti, dalle corse illogiche all’acquisto di derrate alimentari nei supermarket al considerare quasi un untore chi risulta positivo al tampone. E qui una buona comunicazione diventa fondamentale, diventa fondamentale soprattutto dal punto di vista dei livelli di diffusione. Molto probabilmente il livello di diffusione è decisamente più elevato dei casi che vengono riscontrati ufficialmente. La scienza stessa ci spiega che tanti sono asintomatici e che questo accade in Italia e ovunque. Io ho molti amici che vivono all’estero e che mi dicono che loro o loro conoscenti, con sintomi influenzali, chiedono di fare il tampone, ma i tamponi gli ospedali non li hanno.
Vi cito quello che è uscito oggi sui media tedeschi. Il principale ospedale tedesco, che è una clinica universitaria, è lo Charité di Berlino, un ospedale che ha trecento anni, metà dei Premi Nobel tedeschi sono passati da lì, ha 18 mila dipendenti, quindi c’è da supporre che il capo della Virologia sia uno che sa di cosa parla. In questo articolo si dice che il coronavirus continua a diffondersi e anche in Germania ci si aspetta che molte persone vengano infettate, e lui dice: “Probabilmente si tratterà del 60-70 per cento della popolazione, ma non sappiamo i tempi” – così afferma Christian Drosten dell’ospedale Charité di Berlino – “possono volerci due anni o di più”. In sostanza cosa dice? Dice che probabilmente con l’estate, col caldo, si tornerà a un momento di tranquillità e l’anno prossimo il virus ripartirà.
Quello che dice Drosten è che è veramente un problema di tempi di diffusione e quindi di quanto la sanità è preparata a confrontarsi con un tema del genere. Poi aggiunge che allinea, in sostanza, questa epidemia a quelle citate, all’asiatica, e in sostanza dice: “Il caldo estivo rallenterà il virus, ma nella seconda parte dell’anno, con il ritorno del freddo, l’Europa potrebbe fare i conti con la ricomparsa del virus”, e poi dice: “È necessario prendere decisioni e prevedere investimenti adeguando l’organico, il personale, e acquistando i dispositivi opportuni, che altrimenti risulterebbero insufficienti in caso di nuovi contagi; anche l’industria deve adattare la produzione” – e conclude, per arrivare a noi – “e i politici devono pianificare le conseguenze”.
Allora qui il punto è come sarà la diffusione di questo virus e l’altro punto è qual è la nostra capacità di cura, questa è la seconda cosa che abbiamo capito e che il mio collega, il Presidente Fontana, mi ripete in continuazione, cioè il punto relativo al dimensionamento della capacità di accoglienza dei nostri ospedali, che è il punto centrale. Ripeto, tutte le volte che parlo con Fontana, gli do atto che dall’inizio lui sottolinea questo aspetto e ha perfettamente ragione. È chiaro che l’immagine del nostro paese, della regione, della nostra città dipende in gran parte dal modo con cui sapremo gestire questa difficile situazione che stiamo vivendo e i suoi rapporti con la salute delle persone e anche con i possibili riflessi sul lavoro e sull’economia.
Torniamo, però, a un punto fondamentale. Per la complessità, la delicatezza e la variabilità della situazione, è fondamentale la chiarezza dei ruoli. A questo proposito io ribadisco quello che continuo a ripetere fin dal primo momento: la responsabilità e il bastone di comando di questa crisi devono stare saldamente nelle mani del Governo e della Regione Lombardia, e tutte le istituzioni, a cominciare dal Comune di Milano, devono collaborare a rendere questo compito il più efficace possibile. Una settimana fa, quando ci siamo visti (Fontana ha chiamato tutti i sindaci presso la sede della Regione, alcuni sindaci lombardi erano collegati in videoconferenza), io mi sono alzato in piedi, ho preso il microfono e ha detto una cosa, credo, molto semplice, ma che continuo a ripetere perché credo che sia la cosa più importante, cioè che queste regole non si discutono, si applicano. A noi, quindi, spetta il compito di applicare regole che altri giustamente decidono, e sono e saranno il Governo e la Regione Lombardia a stabilire, giorno per giorno, ora per ora, le regole sanitarie per arginare e per superare la diffusione del coronavirus.
Attenzione, io non dico questo certamente per deresponsabilizzarmi perché sarebbe veramente sciocco e non è questo, ma perché in momenti difficili, in momenti di crisi, è importante che ognuno sappia quello che deve fare. Io arrivo a quello che io penso devo fare io e penso dobbiamo fare noi, perché compito del Comune di Milano, come detto, è eseguire quanto deciso cercando di dare l’esempio di questa collaborazione tra istituzioni, che oggi è il prerequisito fondamentale richiesto dai cittadini di fronte a una crisi del genere. Io credo, immagino che i cittadini vogliano vederci uniti e vogliano vedere azzerate le polemiche e tutti a correre per risolvere questa situazione.
Detto della chiarezza sulla responsabilità della gestione sanitaria, però va ricordato che questa vicenda non conosce una sola verità, cioè non c’è solo la questione sanitaria. Esiste soprattutto la difficile e delicata lotta per salvaguardare la salute e per fermare la diffusione di un virus che rischia di contagiare tutto il mondo, ma dobbiamo renderci conto anche del fatto che non possiamo mettere completamente tra parentesi la nostra realtà lavorativa e produttiva per settimane e settimane senza rischiare di esporci a conseguenze che possono essere altrettanto gravi. Per questo è necessario che tutti noi e in primis il Sindaco di Milano facciamo il possibile perché gli animi e le volontà dei milanesi non si lasciano prendere da uno sconforto e da un timore che blocchino oltre il dovuto l’energia della nostra città e quell’economia italiana che tanto dipende dai destini di Milano. Questo è quello che io ho cercato – bene o male, non sta a me giudicare – di fare in questi giorni, ho cercato di dare il buon esempio di fronte a una città come Milano che premia certamente l’impegno sul lavoro più che l’impegno nella polemica.
Dobbiamo ricordarci sempre che quando si paventa il pericolo di una sostanziale caduta del tono economico delle nostre città, non si sta parlando tanto e solo di indicatori da economisti, quanto del fatto che a pagare le conseguenze di queste crisi sono, come è già evidente in questi giorni, le fasce più deboli della nostra società, persone che da un giorno all’altro si ritrovano senza lavoro e esposte a questa lunga difficoltà del coronavirus che mette in crisi certezze personali e familiari, quindi non è tanto un problema di PIL italiano, è primariamente una questione di conto corrente di tanti per poter tirare a fine mese da parte dei singoli cittadini.
Mentre alla Regione spetta la guida dal punto di vista sanitario, a me, a noi spetta il compito di pensare ad azioni che appena sarà possibile segneranno la via del rilancio. Bisogna pensare in modo discontinuo però, perché qui di discontinuità parliamo. Certo, servirà un’azione corale tra tutte le forze politiche affinché il nostro Governo e molto anche l’Europa attuino misure di protezione delle componenti sociali più colpite e investano insieme a noi e alle nostre imprese sulla ripresa. Ma quando sarà possibile si dovrà dare attuazione anche a un poderoso piano di comunicazione indirizzato soprattutto all’estero per promuovere le nostre qualità e altro ancora, su cui dobbiamo riflettere, tutto andrà ben ponderato e approfondito. In questo momento, a mio parere, non ha nessun senso fare fughe in avanti buttando lì proposte non strutturate.
Nei miei quasi quarant’anni di lavoro mi sono confrontato purtroppo spesso con situazioni di crisi e ho imparato che sono sempre validi due principi fondamentali: il primo, per essere veramente efficaci bisogna approfondire bene il tutto, evitare di cadere nel protagonismo della proposta estemporanea; il secondo, tutti devono partecipare a gestire la crisi. A questo proposito, appena usciremo all’emergenza sanitaria convocherò un tavolo con le istituzioni, le forze sociali, i corpi intermedi, le grandi imprese, il mondo scientifico, tutti coloro che sono portatori di valore per la nostra città, avendo bene in mente che cinquant’anni fa, cioè all’epoca dell’asiatica, eravamo in un mondo sostanzialmente chiuso e l’economia di un paese dipendeva molto di più dalla produzione e dai consumi interni, mentre oggi la globalizzazione ha cambiato tutto, che ci piaccia o meno, e quindi da qua non ne usciamo se non riacquisiamo fiducia nel mondo; non sarà con i nostri consumi che potremo recuperare la situazione, e sarebbe anche, tra l’altro, sbagliato.
Nel frattempo una cosa la possiamo fare e cioè dobbiamo imparare. Nei momenti difficili bisogna saper imparare. Qui si potrebbero dire molte cose, faccio solo un piccolo ma, a mio parere, significativo esempio. Per anni abbiamo parlato di smart-working, ma ne abbiamo parlato solo, in articoli sui giornali o convegni. Ora si fa, ma non gli altri lo fanno, lo facciamo noi. Il Comune di Milano ha già autorizzato 500 dipendenti a lavorare da remoto, con l’idea di verificare quello che succede e poi di verificare i risultati di questa decisione, perché questa crisi dovrà necessariamente costituire l’occasione per ripensare il funzionamento della città, dei suoi tempi e delle sue modalità operative. Poi bisogna stimolare esempi virtuosi. Ce ne sono alcuni e faccio di nuovo un piccolo esempio. Stamane ho parlato al telefono con i responsabili di due primari gruppi del settore della grande distribuzione e delle farmacie e mi hanno confermato che stanno comunicando a tutti i loro clienti milanesi che almeno per tutto marzo faranno consegne a domicilio gratuite agli over 65.
Sono sicuro che tutti i rappresentanti delle istituzioni condividano la necessità di continuare, nonostante tutto, a tenere alta la tensione positiva verso una ripresa il cui nemico principale sarebbe, insieme al virus, un clima di rassegnazione e di sfiducia.
Un grazie a tutti i nostri collaboratori del Comune di Milano e delle sue partecipate che non si stanno risparmiando. Un grazie soprattutto al complesso sistema della sanità che è messo a durissima prova. Un grazie, per quello che hanno fatto oggi e per quello che faranno, ai milanesi perché si impegnano e si impegneranno per dare applicazioni a queste norme. È evidente che tutte le norme sono più o meno buone, ma diventano efficaci se la gente collabora, ed è anche evidente che se andassimo a giudicare la singola norma e non chiedessimo anche un minimo di interpretazione e di buonsenso ai cittadini, perderemmo delle opportunità. I milanesi hanno sempre dimostrato di saper essere collaborativi e lo saranno anche ora.
Avanti, dunque, cercando di uscire uniti da questa sfida che la natura ci pone, davanti alla certezza che Milano e la Lombardia anche questa volta sapranno trovare nei propri valori morali la forza per tornare alla loro storia di lavoro e di concordia. Grazie.
[…]

CONSIGLIERE RIZZO: Grazie, Presidente. Io penso che si debba partire dalla positività del rapporto fra le istituzioni. Va bene l’unità anche in Parlamento sui provvedimenti. Va male – ma se ne pentirà – chi provoca, fa prevalere attacchi e critiche pretestuose in un momento come questo del nostro Paese.
Io direi che la priorità sia la tutela della salute. Questa non deve essere un’affermazione accanto ad altre, deve essere un postulato da cui far derivare tutte le altre considerazioni che si fanno. Il problema dell’informazione, allora, esiste. La comunicazione non può essere usata come strumento per propagandare delle tesi, ma per informare, dare certezze, dare una guida ai cittadini.
Mi permetto di ricordare che il sindaco è il responsabile primo della salute dei cittadini per legge. La sua parola conta e deve contare. Quando parla di salute in questi tempi, deve avere presente di parlare quasi ex cathedra ai suoi cittadini. Se questo costerà qualche rinuncia ad esternazioni, valutazioni e accenti personali, che pure legittimamente uno deve avere, è bene che lo faccia. Non credo sia saggio correre il rischio di messaggi che possono essere vissuti come contraddittori, per cui un giorno sembra di essere ultra-prudenti e iper-rigorosi e il giorno dopo che si debbano allentare le maglie.
Il Sindaco ha ascendente sui milanesi, è un bene che deve essere speso al meglio. In questo momento occorre mettere al centro il ruolo delle competenze, della scienza, della professionalità, il valore di medici, ricercatori e infermieri, la fiducia che bisogna avere in loro riferendosi alla generosità e allo spirito di sacrificio che hanno saputo mettere in campo e che ha dato loro un patrimonio di credibilità tra i cittadini, che sanno cogliere quanto valgono le parole di chi mette in gioco tutto se stesso quotidianamente per il bene collettivo.
Penso che sia rassicurante per i cittadini l’immagine di vedere seduti fianco a fianco chi deve decidere istituzionalmente e chi ha competenze e conoscenze scientifiche per indicare le vie migliori. Questo vale per il Sindaco e questo vale anche per Gallera e per gli altri dirigenti che non abbiamo potuto avere qui questa sera. Mi sento di proporre, allora, che il Sindaco chieda di avere i consigli di queste persone che sanno della materia ogni giorno – non so se sia il caso di costituire un comitato scientifico o qualcosa del genere – e che comunichi ogni giorno, con sobrietà ma con una certa solennità, la cronaca dalla giornata. Io vorrei, cioè, che ci fosse una parola e una interpretazione su questo terreno, poi i giornalisti fanno il loro mestiere, ma su questo bisogna essere molto decisi e determinati, parlare con una voce sola.
Faccio alcune proposte. Il Sindaco faccia pesare questo suo rappresentare la città. Se il direttore del Sacco dice che bisogna avere più risorse dedicate, più personale da addestrare per avere strutture per persone con infezioni lievi ma che non possono stare a casa – cito alcune frasi di una dichiarazione importante che letto oggi – noi come città e il Sindaco in primo luogo si faccia parte attiva, laddove si decide, per ottenerlo nei colloqui con la Regione e con il Governo. Nel breve, bisogna trovare risorse straordinarie, non nel nostro bilancio, per aiutare i meno garantiti perché la crisi economica, ha detto bene il Sindaco, la pagano sempre prima quelli che stanno più in basso, ma per questa crisi economica, chi la subisce di più, i meno garantiti, devono trovare una sorta di “cassa integrazione sociale” – uso questa espressione – che deve venire chiaramente dal Governo, non può venire dalle nostre risorse. Bisogna aiutare i più fragili e i più esposti pensando a misure straordinarie ancorché temporanee.
Si è detto sugli anziani, per ragioni di tempo taglio. Vorrei dire alcune cose sul futuro. Trasformiamo il male in bene. È l’occasione per vedere in tempo utile le fragilità strutturali del nostro sistema sanitario, le necessità di cambiamenti che devono essere fatti. Faccio solo questa riflessione: se fosse capitato da altre parti del Paese quello che è capitato qui, nella nostra regione, che cosa sarebbe accaduto? Servono più risorse, più rispetto e più attenzione. Bisogna ripensare anche il rapporto con il privato. Bene la disponibilità di oggi, ma bisogna sapere se le risorse pubbliche che facciamo arrivare al privato siano il modo migliore di impiegarle per l’interesse pubblico.
Voglio chiudere su questo perché noi siamo il Comune di Milano, siamo rispettati e dobbiamo avere coscienza del nostro ruolo. Voglio mandare da qui un pensiero affettuoso a chi sta soffrendo nelle “zone rosse” e ancora un grazie riconoscente al personale medico, paramedico e della Protezione civile per i sacrifici che stanno affrontando per il bene comune.
[…]

SINDACO SALA: Ho chiesto alle varie parti politiche di vederci per discutere su come proseguire sulle logiche di approvazione di Bilancio e soprattutto per condividere le problematiche relative al Bilancio e ai Bilanci a venire del Comune di Milano.
La mia proposta ai Gruppi è che si proceda il più celermente possibile, evidentemente è necessario passare attraverso gli emendamenti che sono stati presentati, la mia proposta è di cercare di semplificare quanto possibile per arrivare a un’approvazione rapida del Bilancio anche perché, credo che tutti noi siamo consapevoli che stiamo approvando un Bilancio che purtroppo appartiene un po’ al passato. Come tutti noi sappiamo, nella Pubblica Amministrazione, a differenza del mondo del privato, innanzitutto funziona il Bilancio preventivo più che il consuntivo, ma soprattutto bisogna prima determinare le entrate e le entrate corrispondono alla spesa, cioè si spende quello che si presume si avrà come entrate.
Il Comune, a sua volta, è una grande azienda, questa botta economica di cui abbiamo discusso nelle ore precedenti, impatterà, in maniera significativa, anche per i Bilanci del Comune.
Vi faccio un esempio, tra dividendi ordinari e straordinari di Sea, nel Bilancio in approvazione, abbiamo più di 100 milioni, quanto saranno gli effettivi dividendi, se dovessimo rifare oggi il Bilancio, che con coscienza potremo inserire? Ho cominciato a chiedere a Sea di fare delle valutazioni, ma capite che giorno dopo giorno quella compagnia cancella i voli, quella cancella i voli e oggettivamente semplice non è e non è un esercizio che si può fare in due giorni. Pensate a ATM o alla Cosap o alla tassa di soggiorno, anche l’azienda “Comune di Milano” si dovrà confrontare con un livello di entrate significativamente più basso. Il problema è che la nostra spesa è, in gran parte, rigida, quindi quest’esercizio di ripensare a un Bilancio da un lato non potrà essere fatto molto rapidamente e dall’altro lato, in questo caso sì, dovrà chiamare a raccolta anche Istituzioni che vanno al di là del Comune di Milano, cioè bisognerà fare un ragionamento con il Governo, su alcune cose lo stiamo già avviando per capire nei nostri rapporti, tra dare e avere con il Governo, come potranno essere modificati. Milano è una città che ha sempre dato, in questo momento deve essere in condizioni di chiedere, magari chiedere dimostrando che ciò che riceveremo sarà bene investito, la stessa cosa per l’Europa. In sostanza, la nostra conclusione è che riformulare un Bilancio, quindi non tanto pensare a un assestamento, ma a un Bilancio straordinario, richiederà probabilmente un paio di mesi, non solamente perché sono un paio di mesi di lavoro, ma perché sono un paio di mesi che ci aiuteranno a chiarire la situazione.
Quello che oggi chiedo all’Aula, è di arrivare il più velocemente possibile, ripeto, senza evitare che si discuta degli emendamenti, ma chiedo a chi ne ha fatti di cercare di semplificare e chiedo di essere il più rapido possibile ad approvare il Bilancio. Poi, insieme bisognerà mettersi a discutere e a ripensare un nuovo Bilancio straordinario che idealmente posiziona a giugno, ma vediamo. È da questo punto di vista che chiamo alla collaborazione e che offro apertura. È evidente che qui il punto è che è un problema di tutti, è un problema di tutti anche perché andando a fine mandato può essere un problema di tutti, quindi bisogna ragionare oggettivamente per il bene della comunità, ma perché anche il contributo di tutti può aiutare. Sarà un esercizio difficilissimo perché temiamo che quello che perderemo, lato entrate, sarà una cifra significativa, quindi da questo punto di vista, sì, servirà l’aiuto di tutti, e qui verranno fuori, c’è da sperarlo, le diverse istanze politiche. In altre parole, meritano tutela tutti, ma merita più tutela la fascia più debole della popolazione e in che misura, merita tutela l’imprenditoria che poi sarà la fonte di rilancio della città? A chi daremo un supporto e una mano?
Cercando di essere ottimista, e ottimista devo essere, sarà anche una prova molto interessante dal punto di vista politico, sarà anche una prova molto interessante di democrazia politica e di collaborazione politica. Posso solamente offrirvi il fatto di cercare di costruire questo Bilancio in maniera diversa, come solitamente si fa, perché oggettivamente, solitamente nasce molto più da un lavoro della Giunta, poi lo si porta in Consiglio, si lascia un margine di trattativa che si risolve in dibattiti che tutti gli anni abbiamo visto. In quest’esercizio, più difficile, credo che ci sia la necessità a lavorare di più insieme. Ciò non toglie che ognuno debba fare la sua parte, è lo stesso discorso che facevo prima per la Regione, è la Regione che mi deve dire cosa devo fare, non è che lo dico dicendo: sono cavoli tuoi. Sono qua a dare applicazione alle misure che tu decidi.
È questo il punto, il momento non è drammatico, ma è difficile indubbiamente. La mia proposta è una proposta che pare abbia trovato, ovviamente con discussione e con sfumature, un certo consenso dei Gruppi. Vi lascerei con questa mia intenzione, con questo mio invito, con questa mia disponibilità. Abbiamo un’occasione per dimostrare quanto un Consiglio, come quello di Milano, può essere protagonista in un momento assolutamente non semplice. Grazie.


Le videoregistrazioni integrali delle sedute del Consiglio Comunale sono disponibili dal 4/9/2014 sulla pagina Video Assemblea del sito del Comune di Milano.