Milano in comune - Sinistra e costituzione

ARTICOLI 2020/5-6

Stralcio della bozza del verbale della seduta del Consiglio Comunale [RSA, Pio Albergo Trivulzio, OdG di Basilio Rizzo]

Come si evince dal verbale, viene approvato il seguente Ordine del Giorno proposto dal consigliere Basilio Rizzo di Milano in Comune:
Link TESTO DELL’ORDINE DEL GIORNO

[…] ASSESSORE RABAIOTTI [Politiche sociali e abitative]: Cercherò di non rubarvi molto tempo, ma un po’ ve lo ruberò sì, quindi chiedo di prestare un po’ di attenzione e avere un po’ di pazienza per poter procedere con voi con una certa logica nell’analisi di questo tema. Immagino che non sarà semplicissimo seguire, ma proviamoci. La vicenda non prenderà pochissimo tempo, come vi dicevo in interruzione. Partirei con una sorta di inquadramento della questione.
[…] Dal punto di vista generale avete anche sentito ATS su questa tema più volte, peraltro, in Commissione. Il campo di ATS Milano Città metropolitana, stando a quanto ha riportato la stessa ATS in sede di Commissione consiliare, ci dice che il sistema dell’RSA, Residenze sanitarie assistenziali, è riferita al territorio di Milano, ospita circa 7 mila 200 persone anziane. Sono complessivamente 12 mila gli ospiti dell’intera area metropolitana, distribuiti all’interno di questo territorio. Nel nostro caso milanese l’RSA per 7 mila 200 ospiti sono poco meno di sessanta. Il numero dei decessi, stando sempre ai dati di ATS, dal mese di febbraio al mese di aprile è stato di circa 2 mila 970, quasi 3 mila persone mancate. Di queste 490 sono risultate Covid positive. Su 1200 non è stato possibile eseguire il tampone, ma si sono riscontrati sintomi che possiamo assimilare ai sintomi Covid e altre 1280, invece, morte per cause differenti.
Possiamo dire che, rispetto al totale degli ospiti, sono mancati circa il 40 per cento degli anziani con incrementi rispetto a quanto accadeva nel quadrimestre del 2019, cioè da gennaio ad aprile, di due, ma anche tre volte tanto. Gli aumenti sono stati, come vi dicevo, mediamente di due e in alcune RSA anche di tre volte tanto. Questo quadro generale serve anche a collocare quanto accaduto nelle nostre cinque RSA, che sono l’RSA Ferrari dei coniugi, due nei fatti e unita in uno, l’RSA Famagosta, l’RSA Gerosa Brichetto e l’RSA Pindaro. Queste RSA complessivamente ospitano 959 persone anziane e di queste 600, quasi 2/3, sono posti convenzionati con il Comune di Milano. Su questo tema ci torneremo.
E’ accaduto che nelle strutture gli ospiti deceduti nel primo quadrimestre del 2019 ammontavano mediamente a circa il 12 per cento degli ospiti, 109.
Nel primo quadrimestre del 2020 l’incremento rispetto a questo 12 per cento è stato il 22 per cento, portando a più 213, quindi c’è stato un raddoppio, un po’ più del doppio, 2.2, della percentuale rispetto a quanto accaduto nel primo quadrimestre del 2019, in linea con quanto accaduto nelle altre RSA metropolitane. Come vi ricordavo, in alcuni casi è stato anche di tre volte tanto, del 30 per cento rispetto al 10 registrato in via ordinaria all’interno delle RSA. Considerate che questo 10 per cento medio è legato al fatto (ed è crescente) che le ospitalità all’interno delle RSA con il passare degli anni si sono sempre più rivolte (un po’ per necessità e un po’ per orientamento e scelta, forse più per necessità) verso casi di sempre maggiore compromissione psicofisica della persona ospitata in RSA. Vanno persone in età media intorno all’85 anni, con livelli di compromissione sempre più importanti. Potremmo dire che in molti casi sono soggetti quasi subito allettati, quindi dalle RSA non si esce guariti.
Con riferimento a un altro tema che è stato chiesto, la percentuale di assenze tra gli operatori, assenti per malattie in alcuni casi o assenti per quarantena, risultati in alcuni casi anche Covid Positivi, questo è il quadro. Mediamente nelle nostre cinque RSA si sono assentati per malattia o per quarantena una quota percentuale sul totale tra il 30 e il 35 per cento. E’ risultata Covid Positiva una quota percentuale che ballava tra il 5 e il 10 per cento. In totale potrei dirvi che i positivi Covid nelle nostre cinque RSA sono stati 36 da gennaio fino ad aprile 2020 e le assenti per malattia o per quarantena 173 complessivamente.
Mi preme dirvi che le RSA comunali, giusto per poter inquadrare questo tipo di servizio all’interno del Piano di interventi in cui anche noi siamo inseriti, sono da diversi anni soggetti a un meccanismo di concessione che regola il rapporto tra noi, proprietari delle cinque strutture e il soggetto gestore, a un meccanismo di concessione che affida il servizio a soggetti terzi, quindi privati, potremmo dire, chiamati a garantire il convenzionamento, come vi dicevo all’inizio, di una percentuale di posti riservata all’invio da parte dell’Amministrazione comunale. Questa quota di convenzionamento ci permette di avere a disposizione dei costi per gli invii di nostri anziani e in particolare per loro l’applicazione di tariffe ridotte e rispetto alle quali noi possiamo concorrere a contribuire e soddisfare attraverso questa forma di pensionamento. Noi, nei fatti, ci stiamo appoggiando con quote convenzionate variabili intorno al 50 – 60 per cento a partire da un servizio che, nei fatti, viene offerto da un soggetto terzo. Non è più, quindi, un servizio che noi gestiamo direttamente – ammesso che questa cosa sia mai successa, ma forse io sono troppo piccolo per ricordarlo. Vi dico che da diversi anni l’RSA, non solo le nostre, ma il servizio in quanto tale, è diventata un servizio con un fortissimo carico sanitario e sempre meno segnato da un intervento socioassistenziale.
Sapete anche voi che tendono a ospitare anziani in situazioni psicofisiche già compromesse e che si stanno specializzando rispetto a tematiche di ulteriore complicazione e complessità, prima tra tutti, come avrete sentito raccontare anche voi, i reparti dedicati all’Alzheimer. Questa è la direzione intrapresa ormai diversi anni fa e che sta portando noi del Comune a interrogarci sull’opportunità, o meno, di estendere la durata della concessione per non avere, ad esempio, il calcolo delle manutenzioni straordinarie degli edifici che, invece, in questo momento sono ancora in carico alla nostra area tecnica, essendo noi proprietari delle strutture ed essendo il tempo di concessione non sufficiente affinché il gestore possa immettere altrimenti sulla dimensione immobiliare. Come sapete – e questa è la premessa, ha un senso – è delega dei Comuni, delle loro funzioni, non solo della nostra del Comune di Milano, in genere, quella relativa alle politiche sanitarie. RSA, come anche l’RSD, le forme di residenzialità leggera, gli appartamenti protetti che, nei fatti, sono forme di servizio che stanno nascendo e rappresentano un nuovo fronte del servizio che ha carattere anche residenziale assumono componenti sanitarie diversamente rilevanti che, quindi, prevedono sempre una quota variabile a carico di ATS, di Regione Lombardia e in alcuni casi a carico degli stessi ospedali, ad esempio le residenza leggere per la disabilità psichica e intellettiva. Noi, oggi, stiamo parlando del fatto che siano sicuramente servizi rilevanti questi servizi per i territori e per le comunità, ma non siamo – come Comune di Milano e come enti locali – nella condizione di poterli guidare, proprio perché si configurano come servizi a componenti sanitarie sempre più rilevanti e questa componente non è componente delegata agli enti locali.
Vorrei aggiungere un altro pezzo di quadro generale. Le RSA non nascono come strutture per la gestione di epidemie, ma neanche di eventi urgenti di pronto soccorso e di primi intervento. Pur fortemente sanitarie, non possiamo definirle degli ospedali. Hanno certamente i geriatri, i medici generici, alcuni specialisti, infermieri, OSS, ma non hanno l’epidemiologo o il viroloso all’interno del team che gestisce la componente sanitaria. Tutte le RSA, tutte indistintamente, si sono trovate fortemente spiazziate nel momento in cui hanno incrociato questa pandemia. Sono luoghi dedicati già di loro, lo abbiamo detto. Sapevamo un po’ tutti, con diversi livelli di consapevolezza, che gli ospiti delle RSA sono particolarmente fragili e che questo virus risultava particolarmente cattivo e aggressivo nei confronti della persona anziana. Se questo era il quadro e lo avevamo minimamente chiaro, dobbiamo chiederci come mai le RSA sono state caricate di un peso aggiuntivo che le ha esposte, nei fatti, a un dramma che poi si è verificato. Erano già dei campi di azione molto vulnerabili ed è diventato, quindi, fortemente rischioso e drammatico aggiungere sulle loro spalle due questioni delicate che riassumo in termini molto brevi. In molti casi e anche nella RSA Ferrari dei coniugi il paziente, ospite dell’RSA, sintomatico, è stato portato in ospedale, è risultato positivo ed è stato chiesto di riportarlo […].
Una seconda questione è questa della famigerata e discussa delibera regionale dell’8 marzo che ha reso l’RSA dei punti possibili, non obbligati, di riferimento per, nei fatti, l’accesso di ospiti positivi che provenivano da altre strutture. In questo caso nelle nostre cinque RSA questo meccanismo di carico aggiuntivo c’è stato per alcune RSA che si sono viste riportare indietro i loro pazienti positivi e per la sola RSA Famagosta che ha accolto quattro anziani positivi, non proprio della struttura, attraverso la piattaforma Priamo che è stata attivata da Regione Lombardia per poter smistare, quindi attivare forme di ricovero per gli anziani, all’interno delle RSA.
Mi fermo su un’altra precisazione che mi sembra importante, relativa al tema … non sono queste tra le cinque strutture comunali … sono infatti due enti definiti dalla normativa come aziende di servizio alla persona, enti di diritto pubblico ai sensi della legge regionale n. 1 del 2003, quindi queste aziende – l’una e l’altra, potremmo dire che sono due aziende gemelle che hanno lo stesso modello statutario – sono enti dotati di piena autonomia statutaria, regolamentare, patrimoniale, contabile, tecnica e gestionale.
All’interno di queste aziende esistono organo definiti come strumenti di governance. In particolare, il Consiglio di indirizzo, il Presidente e il Direttore Generale. Come sono nominati e costituiti? Il Consiglio di indirizzo è composto da cinque membri così nominati: due dalla Giunta regionale di Regione Lombardia su proposta dell’Assessore competente in materia, due dal Comune di Milano (tra questi è designato il Presidente) e un terzo dal Comune di Milano quale soggetto maggiormente rappresentativo degli interessi originali e storici degli enti stessi. Entrambi, infatti, hanno una storia molto lunga che affonda le sue radici nella città alla fine dell’800. Il Consiglio di indirizzo è l’organo di indirizzo e programmazione dell’attività amministrativa dell’azienda. Spetta al Consiglio di indirizzo nominare il Presidente su designazione del Comune tra i componenti designati dal Comune stesso a maggioranza dei componenti. Nomina il Vicepresidente, nomina il Direttore Generale su designazione del Presidente della Regione, d’intesa con il Sindaco del Comune di Milano. Approvano lo Statuto, i regolamenti delle aziende e delle relative modifiche, approvano piani e programmi dell’azienda, in coerenza con gli atti di programmazione regionale in materia. Approvano la costituzione e modificazione delle forme associative ammesse per legge, comprese fusioni e accorpamenti, designano i rappresentanti dell’azienda presso altri enti e istituzioni, nonché, su proposta del Direttore generale, approvano i bilanci e il conto economico, la dotazione organica dell’azienda e deliberano la dismissione e la dismissione e l’acquisto di beni immobili. Questo è il compito del Comitato di Indirizzo o del Consiglio di indirizzo, che non è un Consiglio di Amministrazione, come avete capito da questa disamina delle sue funzioni.
In particolare, il Presidente ha queste funzioni: convoca e presiede le adunanze del Consiglio di indirizzo e scriva l’ordine del giorno, sovraintende all’esecuzione delle direttive del Consiglio di indirizzo, sviluppa ogni iniziativa per la promozione e il mantenimento dei rapporti con enti pubblici, operatori privati, associazioni, enti o altre organizzazioni interessate alle finalità dell’azienda, assume, sotto la propria responsabilità, i provvedimenti di competenza del Consiglio di indirizzo quando sussistono ragioni di indifferibilità e urgenza che non ne permettono la tempestiva convocazione, sottoponendoli, quindi, in seconda istanza al Consiglio di indirizzo nella prima seduta immediatamente disponibile.
Vi ho detto questo per farvi il perimetro dell’azione di questo Consiglio e del Presidente, rispetto al quale, come vi dicevo, esce la nomina del Comune di Milano.
Il Direttore Generale designato dal Presidente di Regione Lombardia è il Direttore dell’azienda, è il legale rappresentante, la rappresenta in giudizio ed è responsabile della gestione della stessa. In particolare, è preposto alla programmazione e al controllo complessivo dell’attività di gestione amministrativa, finanziaria e tecnica. A tal fine, sovraintende allo svolgimento delle funzioni in tutti i Dirigenti e ne coordina l’attività, anche avvalendosi della facoltà di delega di parte delle funzioni.
L’assetto organizzativo che vi ho raccontato, che vale per il PAT così come per il Golgi Redaelli, è stato rivisto (compreso il modello di governance conseguente) nel 2013. Su questo hanno puntato, secondo precisa volontà regionale, che, infatti, sollevò il dibattito e un’ampia discussione politica rispetto a questo tema. E’ stata nei fatti percorsa una strada e una traiettoria che ha contenuto in modo potente la presenza del Comune di Milano in termini di capacità di governo e anche di avere all’interno di questo potere negoziale, cui è corrisposto alla riduzione del primo un aumento del potere esercitato nei fatti sulle fasi operative decisionali da Regione Lombardia. Vale su tutto il fatto che la designazione della figura centrale, ovvero il Direttore Generale, è fatta dal Presidente della Regione stessa.
Che cosa è accaduto all’interno di queste due aziende? PAT, 1600 posti in media, ha avuto decessi nel periodo marzo – aprile 2019 di 106 anziani e una media rispetto agli ospiti del 13 per cento. I decessi nel periodo marzo aprile del 2020 sono stati del più 20 per cento. Princepessa Jolanda, che è un di cui, più volte indicata come il luogo da cui questa cosa è partita e poi è stata più eclatante, ha avuto, rispetto alla media del primo quadrimestre del 19, percentuale 18 per cento dei decessi sul totale degli ospiti, un primo quadrimestre del 20 che ha visto un aumento fino al 30 per cento dei decessi rispetto al quadrimestre del 2019. Il Golgi Redaelli, 600 ospiti in media, ha avuto nel periodo marzo – aprile del 2019 54 decessi, il 15 per cento rispetto al totale, e nell’analogo periodo del 2020, marzo – aprile, ha avuto il 25 per cento dei decessi. Anche qui è una percentuale quasi raddoppiata. Entrambe le strutture sono rimaste con qualche punta all’interno della media che ha segnato tutte le RSA della città metropolitana.
Elementi di controllo. Evidentemente qui è opportuno e conviene distinguere quanto accade in situazione pre emergenza, potremmo dire in situazione ordinaria, da quello che, invece, è accaduto in situazione di emergenza, quindi straordinaria. In fase ordinaria i controlli di carattere sanitario sulle RSA comunali non sono effettuati dal Comune, che peraltro non ne ha neanche competenza, ma dai seguenti enti: abbiamo controlli effettuati da ATS e vigilanza e controllo sul mantenimento dei requisiti di accreditamento, che sono requisiti sia gestionali sia organizzativi sia strutturali e riguardano in questo caso le strutture di nostra proprietà, la vigilanza sull’appropriatezza, quindi i requisiti di appropriatezza dei fascicoli sociosanitari e socioassistenziali che disciplinano fondamentalmente le schede di ciascun ospite. I controlli sono regolamentati da quanto è previsto dalle DGR regionali o su segnalazioni reclami degli organi competenti. Abbiamo controlli sul dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria in materia di igiene e sicurezza sul lavoro e dipartimento di prevenzione medica sempre di ATS per la componente legata all’alimentazione e nutrizione e poi svolte e verifiche random su segnalazioni e reclami che possono pervenire agli organi di ATS.
Abbiamo, poi, i controlli effettuati dal nucleo antisofisticazione. Qua non c’è nessuna calendarizzazione e periodicità, sono svolti con modalità random oppure su segnalazioni e richiami particolari. I controlli di qualità sono, invece, fatti per obbligo e sono, nei fatti, iscritti dagli stessi gestori agli organi certificatori da questi stessi scelti, organi certificatori che, evidentemente, sono abilitati per quel tipo di controllo e poi abbiamo l’organo di vigilanza che una volta all’anno, come da normativa ATS, provvede a dare un report sull’attività annuale.
Il Comune, al di fuori dell’emergenza in via ordinaria, effettua un monitoraggio contrattuale, quindi scritto nella concessione, nel contratto che disciplina il servizio e lega noi a soggetto gestore, che sono in capo all’area residenzialità all’interno della Direzione Politiche sociali. Prevede anche l’applicazione di penali laddove siano segnalate delle difformità rispetto a quanto previsto nel capitolato che viene allegato alla concessione. Oggi le concessioni sono di durata quinquennale, quindi quella in corso scadrà nel 2020. E’ un tipo di monitoraggio a carattere socio assistenziale realizzato attraverso una figura, l’istruttore dei servizi socioassistenziali, presenta turno in tutte le RSA ed è specificatamente adibito a essere figura di interfaccia tra le RSA e l’Amministrazione comunale, restando anche a disposizione del Comitato Parenti, dei singoli famigliari o degli ospiti che intendono interloquire con un rappresentante del Comune.
Nello specifico, questa figura, ovvero l’istruttore dei servizi socioassistenziali, è presente in ciascuna delle cinque RSA due pomeriggi al mese, oltre a presenze più contingenti per specifiche riunioni e sopralluoghi svolti anche dalla nostra area tecnica, piuttosto che emergenze che si dovessero riscontrare. I recapiti di questa figura, peraltro, sono sempre esposti in ogni struttura, quindi sia i famigliari che i parenti scrivono e chiamano per indicare e segnalare quello che registrano all’interno delle RSA. Spesso sono presenti realtà di volontariato all’interno delle nostre strutture. Ci sono state contestazioni che, evidentemente, risalgono a periodi precedenti al 2020 e che, nei fatti, hanno portato in alcuni casi a delle contestazioni o all’applicazione di penali nel momento in cui si è verificato che il Comune aveva ragione rispetto alla contestazione. Non sto qui a elencarle. L’RSA Gerosa Brichetto ha avuto quattro contestazioni negli ultimi due anni, Ferrari Coniugi ne ha avute tre e Famogosta ne ha avuta una a metà del 2019, però, ripeto, non penso che sia questo il tema che vi interessa andare a verificare e discutere.
Quale forma di controllo indiretto ci sono riunioni che ogni anno l’area residenzialità del Comune organizza per ogni RSA con la presenza degli enti gestori, dei Comitati Parenti, di Milano Ristorazione (il soggetto che, nei fatti, provvede alla componente dell’alimentazione all’interno delle RSA) e spesso anche dell’Assessore stesso. In queste riunioni viene esplicato lo stato dell’arte e delle RSA coinvolta volta per volta, sono anche recepite alcune segnalazioni e indicazioni e, nel caso, si portano accorgimenti e aggiustamenti al servizio di gestione.
Che cosa è accaduto nel momento dell’emergenza Coronavirus, quindi in fase che possiamo chiamare straordinaria. Ricordo che non compete al Comune la componente del controllo sanitario, tanto meno in fase di emergenza, ma questo va ad ATS Regione Lombardia. ATS ha provveduto, da quanto ci risulta e tutto provvede, a chiedere un costante flusso settimanale di informazioni ai soggetti gestori, evidentemente anche ai nostri cinque. Attraverso questo flusso di informazioni monitora l’evolversi della situazione. Hanno chiesto informazioni, non sempre complete, chiedendo di descrivere le modalità attraverso la quali ciascun gestore fronteggiava e gestiva la situazione di emergenza. Hanno chiesto che tipo di meccanismi operativi e che piani di intervento straordinari erano stati messi in campo, una sintesi della situazione, dei bisogni e dei fabbisogni e delle richieste che potevano emergere da questo stato di emergenza. Fino al 30 marzo, quindi per un periodo abbastanza importante lungo quasi un mese e mezzo, si è proceduto non tanto con una sorta di autocertificazione, ma autodichiarazione fatta sulla base di un percorso che veniva in gran parte autoorganizzato e rispetto al quale ATS non volesse una critica, ma una considerazione su quanto accaduto, ha svolto un compito di ufficio finalizzato a una sorta di verifica di quanto raccontato e detto dai soggetti gestori. Nei casi migliori ha autorizzato ex post e, di fatto, quando veniva fatto. In altri casi ha chiesto alle RSA periodicamente di compilare una scheda a domanda aperta. In sostanza, raccontaci tu, gestore, che cosa stai facendo, dopodiché verificheremo e vedremo se quanto fatto risponde a quello che, secondo noi, doveva essere fatto. Fino al 30 marzo non è stato fornito alle RSA – non solo alle nostre – un piano di azione degno di questo nome, un protocollo che avesse natura prescrittiva obbligatoria e non discrezionale.
Credo che in un momento di emergenza la dimensione prescrittiva abbia un peso e, quindi, la mancanza di questa componente abbia presentato sicuramente un fattore che ha messo in grande difficoltà i gestori all’interno delle RSA.
Va ricordato che durante l’emergenza sanitaria il nostro istruttore dei servizi socioassistenziali incaricato dal monitoraggio socioassistenziale, come descrivevo all’inizio, così come ogni altro dipendente comunale o cittadino non ha potuto effettuare sopralluoghi presso le strutture, questo in osservanza, da un lato, al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2020, ma, dall’altro, anche per evitare che questo tipo di intervento e accesso generasse problemi all’interno della struttura per gli ospiti e per il personale sanitario.
Considerata la situazione emergenziale, è stato deciso di organizzare dal Comune e su sollecitazione tutta nostra, attraverso una collaborazione con un ente dotato di necessarie competenze sanitarie, è stato fatto con Emergency a titolo volontario un sopralluogo presso ogni RSA. E’ avvenuto, nei fatti, tra il 26 marzo e il 31 dello stesso mese. Gli esiti di questi sopralluoghi sono stati inviati da Emergency al Comune e ha chiesto a ciascun gestore di poter rispondere alle indicazioni fornite da Emergency. E’ evidente che non si trattava di un ente titolato a poter dare ordini e indirizzi prescrittivi, ma ci è sembrato comunque importante provare a intervenire su questo fronte per provare a migliorare quanto nelle RSA stava accadendo. I casi potevano riguardare infermieri che potevano andare su diversi piani, quindi in questo caso potevano diventare elementi di trasferimento del contagio, il controllo di come venivano gestiti gli aspetti sugli approviggionamenti dei dispositivi di protezione e di igiene, piuttosto che il fatto che fossero correttamente utilizzati e che ci fossero in quantità sufficiente e via dicendo.
[…] L’Amministrazione, inoltre, è stata destinataria di alcune segnalazioni da parte di famigliari, di ospiti o di operatori di RSA, sia comunali sia non comunali, solamente accreditate e convenzionate con Regione Lombardia. Stiamo cercando, quando questa cosa si ripete (e un po’ torna a ripetersi), nell’ambito della nostra sfera di competenza di dare subito risposta ai soggetti, in questo caso ai parenti, che hanno manifestato questa necessità di chiarimenti e segnalazioni e abbiamo anche, su indicazione precisa del Sindaco, trasferito volta per volta, laddove le risposte non potevano essere date solamente dell’Amministrazione agli enti gestori, con l’invito e la sollecitazione a dare riscontro agli stessi parenti degli ospiti.
Nella RSA Ferrari Coniugi devo dirvi che in fase di emergenza si è subito verificata una situazione particolarmente critica, con numerosi casi di contagio dovuti anche al fatto che alcuni anziani ricoverati in RSA sono stati, una volta positivi, portati in ospedale e riportati subito in RSA senza essere ammessi in ospedale. Questo, evidentemente, genera delle situazioni di grande complicazione che ha portato, peraltro, nella RSA Ferrari dei Coniugi, a isolare un piano, il settimo, e a destinarlo esclusivamente ai pazienti positivi. E’ evidente che abbiamo messo in campo un’attività di questa natura che … compartimentale la componente positiva infetta da quella che, invece, non lo era, ma non escludiamo che questo tipo di incursione all’interno della stessa RSA abbia generato problemi sia per gli altri ospiti che per il personale sanitario.
A fronte di questa crescente complessità il 7 aprile 2020 abbiamo trasmesso una nota firmata dal sottoscritto e dal Direttore delle Politiche sociali e dal Direttore dell’Area Residenzialità, indirizzata, questa lettera, al Presidente di Regione Lombardia, all’Assessore al Welfare e al Direttore di ATS, una nota nella quale non nascondevamo questa preoccupazione crescente per la situazione delle RSA comunali in quel momento, che erano quelle di cui conoscevamo e sapevamo di più. In genere il tema sembrava essere diffuso anche sul resto del territorio. Abbiamo auspicato la messa in atto di azioni di sistema, rendendoci disponibili ad affiancare ATS Regione per poter partecipare a un loro sforzo di coordinamento, chiedendo che fossero anche effettuate verifiche in luogo e sopralluoghi all’interno dell’RSA. Questo è accaduto e doveva accadere nel corso delle ultime settimane, quelle che, fondamentalmente, dalla seconda metà di marzo si erano portate fino alla prima settimana di aprile. Si chiedeva anche di organizzare una verifica congiunta sull’andamento delle gestioni e su quanto stava accadendo, tanto sul piano socioassistenziale quanto sul piano sanitario. In data 10 aprile ATS ha risposto alla nostra nota, Regione non l’ha fatto. In data 17 aprile 2020, dopo dieci giorni dalla prima, abbiamo trasmesso un’ulteriore nota a Regione Lombardia e ad ATS per chiedere di voler provvedere e distribuire nelle RSA un numero di tamponi che potesse garantire il controllo non solo degli ospiti sospetti, ma di tutti gli ospiti e di tutto il personale che opera nelle stesse RSA e di vigilare circa l’approviggionamento del reagente nel laboratorio di analisi anche al fine di fornire un forte e chiaro segnale alla cittadinanza rispetto alla volontà di fermare ogni focolaio di epidemia all’interno dell’RSA.
Ad oggi a questa lettera non è arrivato alcun risconto, né da Regione né da ATS.
Il reperimento delle mascherine e di altre DPI è stato uno dei principali problemi delle RSA con cui i gestori, in quanto datori di lavoro, si sono trovati ad avere che fare, vista la difficoltà che voi ben conoscete, estesa a tutto il territorio nazionale, necessari per fronteggiare l’emergenza. Fermo restando che la competenza in materia sanitaria non è attribuita al Comune, ma ad altri enti, l’Amministrazione, vista l’emergenza, ha cercato di venire incontro all’esigenza espressa dai gestori, contribuendo a soddisfare il fabbisogno dei DPI delle RSA laddove possibile, utilizzando materiale sanitario disponibile da donazioni. Attraverso la Protezione civile sono stati forniti settimanalmente i DPI alle RSA di proprietà comunale, con consegne in RSA dalla metà di marzo. Sono stati riportati dal nostro sistema undici passaggi. Si è trattato, per lo più, di forniture di mascherine, gel antisettici, guanti, tute, copriscarpe e visiere, sempre nei limiti delle disponibilità della protezione civile e delle donazioni che riceveva il Comune di Milano.
Non sto qui a farvi l’elenco delle mascherine, del fabbisogno riportato e di quanti siamo riusciti a procurarne alle RSA stesse.
Come vi dicevo, i controlli che l’ATS ha effettuato e di cui ci ha fornito un report all’interno della lettera con cui ha risposto il 10 aprile alla nostra del 7 evidenziano quello che un po’ ho riassunto, ovvero il fatto che, in sostanza, venivano trasferiti in modo periodo alle RSA dei form a domanda aperta, nei quali si chiedeva quali erano le misure che si stavano mettendo in campo per fronteggiare l’emergenza su fronti differenti, organizzativi, gestionali e di natura sanitaria. Ciascuna RSA, evidentemente, scriveva quello che stava facendo o quello che immaginava di dover fare e, sulla base di questa relazione, nei fatti ATS autorizzava in qualche misura quanto detto, cosa che, peraltro, portava a dei tempi molto lunghi perché poteva accadere che alcuni gestori in modo puntuale non rispondessero settimanalmente a quanto richiesto e credo che la risposta arrivasse una o due settimane dopo. Capite bene che su un’emergenza durata un mese e mezzo questo tempo è stato, ahimè, troppo lungo per poter tamponare e controllare quanto stava accadendo.
Non voglio sminuire quello che, evidentemente, è accaduto nelle RSA, che è una cosa grave e che mette evidentemente in difficoltà tutti noi. Quello che voglio dirvi, però, riprendendo quanto vi dicevo all’inizio, è che stiamo lavorando in un luogo fortemente vulnerabile e critico dal punto di vista della sua dimensione ordinaria. Quanto è successo ha sicuramente piegato e fatto un disastro all’interno delle RSA. E’ evidente che il fatto di non aver controllato, da un lato, in modo prescritto, urgente e tempestivo quello che stava accadendo, in una forma di direzione forte che nella Regione arrivasse il gestore, da un lato, ma, inoltre, l’aver permesso che queste RSA ospitassero anche soggetti positivi non ricoverati in ospedale o positivi di altre strutture, portati in ricovero dentro le RSA di sicuro non ha aiuto a gestire la situazione con serenità e ha generato, ahimè, quello a cui abbiamo tutti assistito.
Per il momento avrei concluso.
[…]
CONSIGLIERE RIZZO: Grazie Presidente. Volevo partire da un senso di amarezza per questa discussione. Ho pensato a questa riunione, che facciamo quest’oggi, come un momento nel quale chi ha la responsabilità, sente forte la responsabilità di essere dalla parte dei suoi concittadini, faceva una sorta di operazione di riconoscimento, di scuse quasi, nei confronti di una parte della nostra popolazione, cioè gli anziani, in particolare quelli che sono stati ospiti all’interno delle RSA, e i loro familiari, di una tragedia drammatica che li ha colpiti, quindi ha colpito tutta la città, che si scusasse il fatto che si era fatto tutto quello che era necessario per impedire che ciò accadesse e contemporaneamente schierarsi nel nostro Consiglio comunale.
L’ordine del giorno che ho scritto, l’ho scritto perché si sappia, vorrei che da questa nostra riunione emergesse il fatto che siamo vicini, in primo luogo, a tutti quei parenti, figli, nipoti, dei tanti morti nelle nostre strutture per anziani, vicino agli altri anziani che ci sono e vivono, quelli che ne hanno consapevolezza, il dramma di essere stati magari non soggettivamente voluto, ma di essere stati sacrificati sia dal virus che li colpisce con maggiore serenità rispetto ad altri, ma anche per scelte che sono state fatte che hanno, in qualche modo, drammaticamente posto il problema morale e qualcuno potesse avere almeno cura a dirlo. Metto così, per non dire cose ancora più gravi.
Se è così, dico che vorrei che il Consiglio comunale di questa sera si concludesse con il dire che tutti coloro i quali hanno preso in mano la bandiera del tutelare i loro anziani, devono sentire che il Consiglio comunale sta dalla loro parte, che Milano sta dalla loro parte, li sorregge. Non si tratta di trovare responsabilità, non tocca a noi. Ci saranno i magistrati, ci saranno le inchieste varie, le Commissioni di Inchiesta che sono state viste, ci sarà il Governo che ha mandato i propri rappresentanti all’interno di queste strutture, ma dire che sentiamo come nostro problema, come nostra responsabilità di dire che dobbiamo fare chiarezza, la dobbiamo fare fino in fondo, torna il conflitto tra le due istituzioni. I cittadini sono molto più svegli di quello che pensiamo noi, sanno riconoscere la gerarchia delle responsabilità, ma sentire che noi viviamo il loro dramma e vogliamo reagire e trovare delle soluzioni.
Devo dire che nella relazione di oggi, e questo è un aspetto di tristezza e di amarezza.
L’assessore Rabaiotti, oggi, ci ha dato con lucido amore della verità, che non è che quello che è accaduto alla RSA Ferrari sia molto distante da quello che è accaduto in altri luoghi, cioè, anche di fronte a questo, sento profondo il fatto che diciamo che vogliamo sapere fino in fondo come sono andate le cose, non per prevedere uno scontro tra gli uni e gli altri, ma per vedere quali soluzioni si dovranno affrontare. Possiamo dire, forte e chiaro, che non deve succedere che un medico debba decidere chi salvare? E che la nostra responsabilità, se ce n’è una nella nostra Regione, è la nostra sanità nella nostra Regione, è che hanno messo i medici in questa condizione perché non esisteva la medicina di base in grado di far fronte a questo tsunami. Questo tsunami è stato reso drammatico dal fatto, se mi permettete la trasposizione, dal fatto che le case che lo affrontavano erano fatte di materiale non all’altezza della situazione per resistere, la nostra sanità non era pronta per la sua struttura, non per la responsabilità di Gallera, piuttosto che di un altro, ma per il modo com’è stata costruita la sanità della nostra Regione non è stata in grado di far fronte e di resistere meglio allo tsunami. È su questo che dovremmo impostare la nostra direzione.
Poi, ci sono i casi specifici. Siccome il tempo è poco l’opinione pubblica ha scelto come fatto simbolico quello del Pio Albergo Trivulzio, stanno cercando di farci capire, di intendere, che la percentuale di morti delle strutture, delle RSA, è allo stesso livello di quello che accadeva fuori, cosa che non ci crede nessuno, ma non ha bisogno neanche di crederlo perché una volta che abbiamo appurato che il Coronavirus colpisce di più gli anziani che non quelli in età diversa, è scontato che ci sia un po’ di più di morti nelle RSA, rispetto che nel resto della città, ma presi da questa volontà di nascondere, di cancellare tutto, di dare delle immagini diverse rispetto alla realtà, tentano di farci credere che i morti delle RSA sono minori a quelli che sono morti nel resto della città. Vi sembra che si possa credere una cosa del genere? I numeri hanno una tragica forza, basta fare i conti, eppure anche oggi è stato ripetuto questo concetto.
Come facciamo, di fronte a una realtà di questo genere? Come facciamo, di fronte alla realtà che qualcuno invece di affrontarsi la sua responsabilità, l’ho già detto in Consiglio, ha pensato di prendere uno scienziato e di farlo front man della sua difesa della gestione della sua azienda, assumendolo il 7 aprile, subito dopo che il Ministero della Salute aveva mandato i suoi agenti per vedere come la situazione c’era il Trivulzio. Come facciamo a tacere su questa cosa del Trivulzio?
L’assessore Rabaiotti ha spiegato, tecnicamente, in modo preciso, come stanno dal punto di vista giuridico le regole. Pensate che non conti il fatto che il Sindaco dica, a un certo punto: se sono sbagliate le regole, lavoriamo per cambiare le regole, ma intanto, chi attraverso queste regole ha provocato la tragedia che c’è al Trivulzio, indipendentemente dalle persone, ma dal sistema e da chi rappresentava questo sistema, se ne deve andare. È possibile che tacciamo ancora di fronte a questo? È questo quello che io critico in noi, come Comune. Noi abbiamo tre rappresentanti, però i tre rappresentanti possono solo dare i Consigli, quello che comanda è il direttore generale e, di fronte a quello che è successo, diventiamo quelli che difendono la lettera della legge e non facciamo un’azione politica amministrativa e giuridica, stravolgiamo questa situazione.
Si dimettano i nostri rappresentanti, se ne vadano se pensano che sia giusto così, perché non può essere accettata una situazione di questa natura. Non sento quest’afflato, permettetemi di dirlo, nella nostra discussione e penso che sia profondamente sbagliato. Entriamo in sintonia con il sentire e con i sentimenti della gente che di fronte ai suoi morti chiede delle cose diverse rispetto da quelle di rimpallarci le responsabilità e di non fare fino in fondo qualcosa che superi la situazione. Ne prenda atto, pianga i morti, riconosca a chi ha lavorato all’interno di queste situazioni tutto il valore del lavoro che è stato fatto, indipendentemente dal fatto di come la pensi.
[…] So che all’interno del Pio Albergo Trivulzio, ci sono dei medici e degli infermieri che pensano di aver fatto tutto il possibile. Voglio che la città riconosca, anche a quelli che la pensano così, si tolga il cappello di fronte ai sacrifici, gli sforzi, i rischi che si sono affrontati per fare al meglio. Non lo metto in discussione questo, metto in discussione il sistema che ha provocato che questa situazione veda troppi morti all’interno delle strutture delle RSA, ed è questo quello che dobbiamo fare questa sera. Grazie.
[…]
Consigliere Rizzo, lei ha esaurito il tempo, però, se vuole, in un minuto dire i punti essenziali dell’ordine del giorno forse sarà più chiaro per tutti. Chiederei agli uffici se possono pubblicare sulla chat del Consiglio di oggi il testo dell’ordine del giorno. Prego, consigliere Rizzo.
CONSIGLIERE RIZZO: Grazie Presidente. Non vorrei abusare della pazienza dei colleghi visto che il testo è abbastanza chiaro. Il senso è quello dell’intervento che ho fatto: chiedo di partire per un lavoro verso la costituzione di un ufficio del Garante delle persone anziane, della loro dignità, della loro salute e del loro benessere, come struttura dell’Amministrazione comunale (ne abbiamo tanti di garanti e questo mi sembra doveroso in questa vicenda), e al secondo punto, sul Pio Albergo Trivulzio, c’è una proposta dell’assunzione da parte del Sindaco di una responsabilità per risolvere questa situazione.
Il testo è chiaro. Aspetto il parere dell’Assessore, ma non voglio approfittare di altro tempo.
[…]
PRESIDENTE BERTOLÈ: Allora diamo la parola per il parere della Giunta all’Assessore. Prego, Assessore Rabaiotti.
[…]
ASSESSORE RABAIOTTI: Il parere nella sostanza è positivo. Chiedo al consigliere Rizzo, anche alla luce della discussione che c’è stata proprio in questa seduta di Consiglio, di poter precisare quello che è scritto nell’invito al Sindaco e alla Giunta, in particolare al punto dove si dice: “ove fosse necessario, il Comune si confronterà con la Regione […]”. Chiederei di modificarlo con la seguente formulazione: “Il Comune si confronterà con la Regione per il raggiungimento di accordi e protocolli per realizzare quanto sopra esposto nel rispetto delle rispettive competenze al fine di consentire al Sindaco di poter esercitare davvero il compito di tutela della salute dei cittadini assegnatogli dalla legge”.
Non so se il consigliere Rizzo mi ha seguito.
CONSIGLIERE RIZZO: Sono d’accordo. “Nel rispetto della legge” mi sembra evidente, e “per le rispettive competenze” è ovvio. Grazie.
PRESIDENTE BERTOLÈ: Grazie. Quindi il consigliere Rizzo accetta la riformulazione proposta dall’Assessore Rabaiotti. Grazie mille. A questo punto possiamo aprire la discussione sul testo così riformulato.
Se non sbaglio, si era iscritto il consigliere Sollazzo. Prego.

CONSIGLIERE SOLLAZZO: Grazie Presidente. Ne approfitto per intervenire, giusto un minuto per non togliere altro tempo di questi cinque minuti che abbiamo come gruppo, per sottolineare il fatto che l’ordine del giorno del consigliere Rizzo finalmente affronta la questione con un certo pragmatismo. Io oggi non sono intervenuto nel dibattito che abbiamo fatto perché non c’è molto altro da aggiungere a questa situazione che è stata mostrata in maniera fin troppo chiara anche dai media e a queste problematiche che abbiamo vissuto tutti quanti insieme in questi due mesi.
Questo periodo di pandemia verrà ricordato essenzialmente per tanti slogan, tra cui “andrà tutto bene”, o responsabilità e colpe che vengono rimbalzate da un’istituzione all’altra, quindi faccio riferimento anche al collega Mascaretti, che giustamente ha detto che non stiamo andando a cercare colpe o puntare il dito contro qualcuno, ma trovare rimedi. L’ordine del giorno del Consigliere Rizzo è già un passo in avanti perché una figura preposta come Ufficio del Garante della Salute a questo punto diventa prioritaria, come trait d’union tra differenti istituzioni, che abbia dei poteri comunque di controllo, di segnalazione, che possa quindi coadiuvare queste istituzioni. Anche nella precisazione dell’Assessore Rabaiotti è giusto segnalare che il Comune ha un certo campo di azione, però una figura di questo tipo può essere di grande aiuto per velocizzare e facilitare la comunicazione tra differenti istituzioni (in questo caso Comune e Regione).
La seconda parte invece dell’ordine del giorno segnalata dal consigliere Rizzo si rifà anche alla questione del PAT, quindi si spera anche da questo periodo di dare vita a un nuovo corso. È un peccato che debba succedere un casus belli come quello di una pandemia, però questo può essere un grande passo in avanti per una nuova gestione e una nuova capacità di rendere giustizia e mettere in risalto la funzionalità di una struttura con una lunga storia e una lunga tradizione come questa.
Questo ordine del giorno è assolutamente positivo e avrà sicuramente il mio voto positivo. Grazie.
[…]
CONSIGLIERE BARBERIS: Va a integrare su un’altra parte dell’ordine del giorno, nel senso che anche noi cogliamo in maniera assolutamente positiva, e si vedrà in realtà nel testo che abbiamo presentato a prima firma Pontone, come la volontà politica di riuscire a dare un luogo di rappresentanza, regia e riferimento rispetto alla rete delle RSA, i servizi per gli anziani, credo che sia un obiettivo condiviso da tutti e i due componenti sia del primo punto dell’ordine del giorno Pontone che della prima parte dell’ordine del giorno del consigliere Rizzo possono integrarsi, e mi sembra di avere colto in questo anche un convincimento dell’Assessore.
Quello che mi premeva precisare era in particolare nella parte conclusiva dell’ordine del giorno proporre una riformulazione che tenesse in considerazione quelle che sono le diverse indagini che vengono richiamate anche nella prima parte dell’ordine del giorno stesso e che devono essere un elemento certo di riferimento anche per la conoscenza di quanto è successo e le conseguenti scelte importanti che possono essere assunte sia per quanto riguarda il quadro della dirigenza sia per quanto riguarda la componente del modello gestionale della struttura.
Quello che vado a leggervi è la riformulazione, che ho anticipato anche al consigliere Rizzo. Dall’invito al Sindaco il testo verrebbe così sostituito: “ad assumere entro il mese di giugno, anche alla luce di quanto emergerà dalle diverse indagini in corso, ogni atto volto a tutelare il buon funzionamento, gli ospiti, le famiglie coinvolte, il personale e la reputazione del Pio Albergo Trivulzio, non limitandosi a intervenire sugli attuali gestori, ma mettendo in discussione anche il modello gestionale”.
Questa è la riformulazione che propongo al consigliere Rizzo.

PRESIDENTE BERTOLÈ: È l’ultimo punto del dispositivo. Grazie. Consigliere Rizzo, su questo?

CONSIGLIERE RIZZO: Sono d’accordo.
[…]
PRESIDENTE BERTOLÈ: Il testo c’è. Grazie.
È aperta la votazione. È chiusa la votazione. Sono presenti 33 Consiglieri: 25 favorevoli, 7 contrari, 1 non partecipa al voto. Il Consiglio approva.
[…]
CONSIGLIERE RIZZO: Io sarò rapissimo. Condivido molto l’intervento della Prefettura, cioè di dare la priorità… di pensare a questi volontari nei parchi, di limitarli ai parchi. La seconda questione è che proprio perché li limitiamo ai parchi, io chiederei che sia chiaro che la priorità si dà alle Guardie ecologiche volontarie nel reclutamento, diciamo, tra virgolette, di questi operatori. E poi, se è necessario fare un emendamento – non so se la mozione… – lo facciamo, lo propongo, e cioè che tra le associazioni che possono svolgere questa funzione (che non è di dare sanzioni, ma di convincere), trattandosi di parchi, le prime associazioni alle quali ci si dovrebbe rivolgere, con tutto il rispetto che io ho per le Forze dell’ordine, dovrebbero essere le associazioni ambientaliste. In un parco di Italia Nostra è meglio che questa funzione la svolgano dei componenti dell’associazione di Italia Nostra. Apprezzo molto il Prefetto che mi pare dica: attenzione, non è creiamo una sorta di (…) da tutte le parti, in tutti i luoghi mettiamo questi ex servitori dello Stato ad avere funzioni (…) con la loro funzione, adesso li impieghiamo dappertutto. Se è sui parchi: punto uno, priorità alle Guardie ecologiche volontarie, che sono adatte a questa funzione; secondo, prevedere fra quelli che potrebbero essere coinvolti in questa attività le associazioni ambientaliste. Grazie.
[…]
CONSIGLIERE DE CHIRICO: Grazie, Presidente. Questa aggiunta finale mi è stata espressamente chiesta dalla Vice Sindaco e io ho accolto l’invito perché mi sembrava di buonsenso, pertanto ritengo che vada bene così. Poi ovviamente, se vuole presentare un emendamento, senz’altro possiamo votarlo, l’Aula voterà in maniera scrupolosa. L’intento è quello di presidiare il territorio, di farlo fare… Siccome ovviamente si sta parlando di volontari che molto spesso sono in pensione, ovviamente ho raccolto la puntualizzazione della Vice Sindaco perché mi sembra giusto che non vadano allo sbaraglio delle persone che magari hanno solo voglia di uscire di casa; è bene farlo ovviamente se si è nelle condizioni fisiche per poterlo fare.
Per quanto riguarda l’emendamento proposto… non so se lo ha già scritto il collega Basilio Rizzo… vado a vederlo… Purtroppo, con la nuova modalità della chat, tutte le volte che uno entra in chat, va in alto… No, non vedo scritto l’emendamento. Certo, Basilio, sono d’accordo, le associazioni ecologiche che hanno in carico alcuni parchi, come, ad esempio, Italia Nostra, il famoso boschetto di Rogoredo… Eccolo qua, ecco qui l’emendamento. Certo, le associazioni che hanno in carico i parchi sicuramente lo stanno già facendo, lo dovrebbero fare, mi auguro che lo facciano. Certo, hanno molto da lavorare, hanno molte altre cose da fare all’interno di un parco visto che hanno una concessione, per cui devono, ad esempio, sfalciare l’erba, fare altre cose. Magari mentre si è impegnati a fare questo tipo di attività piegati sui giardini e sui parchi… Insomma, se vogliamo votare, votiamo, non c’è problema assolutamente, l’importante è che ci sia un presidio del territorio e dei parchi, perché sicuramente diamo la priorità ai parchi.
Ricordiamoci anche che il Consiglio comunale ha votato lunedì la modifica dello statuto di Milano Ristorazione per cui abbiamo inserito come emendamento il presidio dei lavoratori di Milano Ristorazione anche nelle aree pubbliche, quindi anche nei parchi. Va bene, se vogliamo aggiungere anche le associazioni ambientaliste mi trova assolutamente d’accordo. Ben venga il presidio se la finalità è quella di incentivare, di stare vicino alle persone e di dirgli, di raccomandargli di usare i dispositivi di sicurezza, di mantenere le distanze e via dicendo, va bene tutto.
Scusate, mi stavo dimenticando una cosa. Ho visto che già negli scorsi weekend sono stati impiegati i City Angels, mi sembra, al parco Lambro, ma non ne sono certo, forse Bastoni ce lo sa dire. Ho visto che anche al parco delle Cave il Presidente del Municipio 7 ha impiegato l’Associazione nazionale della Polizia di Stato. Quindi, insomma, mi sembra che questa sia un po’ una mozione che avvalora maggiormente l’incarico di questo tipo di associazioni all’interno dei parchi.
[…]
CONSIGLIERE RIZZO: Ma tutta questa attività è a pagamento o è gratuita? Perché altrimenti stiamo mescolando cose diverse perché i dipendenti di Milano Ristorazione, se li mandiamo lì, li dobbiamo mandare a pagamento sennò avremmo fatto inutilmente l’operazione che abbiamo fatto, quindi voglio capire. Se è gratuita, mandiamo chiunque, anche se prevalentemente quelli delle associazioni. Chiariamo bene questo aspetto però, perché altrimenti…
[…]


Le videoregistrazioni integrali delle sedute del Consiglio Comunale sono disponibili dal 4/9/2014 sulla pagina Link Video Assemblea del sito del Comune di Milano.