Milano in comune - Sinistra e costituzione

ARTICOLI 2020/1-2

Commento di P. Fumagalli a: MIC: 8 anni di amministrazione di centro-sinistra…

Partiamo sgombrando il campo dai dubbi. Molte considerazioni svolte nel documento sono nel merito condivisibili: è innegabile che, soprattutto negli ambiti trattati con maggiore attenzione, ovverosia mobilità e urbanistica, la giunta attuale sembra soprattutto attenta a costruire un modello che funzioni per gli interessi di pochi e che lascia indietro i molti.
In altri campi, che pure dovrebbero essere analizzati a fondo, appare più difficile dare un giudizio netto: per esempio, come giudicare le politiche sociali? Cosa è stato fatto per lavoro e impresa? Come si valutano gli interventi sulla scuola? Probabilmente ci sono luci e ombre, e a fronte delle contraddizioni evidenziate qualche segnale positivo, in alcuni settori, è stato dato.

Esprimere un giudizio complessivo su un’amministrazione è complicato, e ancora di più lo è giungere a conclusioni politiche, per la verità appena accennate nel documento. Certo, mobilità e urbanistica sono settori in cui sono in gioco grandi interessi, su questi temi l’amministrazione non ha certo brillato per coraggio e un’inversione di rotta appare necessaria per chiunque si riconosca nei valori progressisti ed ecologisti.

Partendo dagli spunti contenuti nel documento, può essere utile aprire un dibattito, aggiungendo temi e proposte a quelle, valide, già indicate in esso e nei suoi commenti. Di seguito, per punti, qualche proposta in più su cui riflettere e discutere.

     1) Bisogna riprendere la lotta agli edifici abbandonati (ormai pochi per la verità dentro Milano, soprattutto rispetto alla provincia), e dare attuazione all’art. 12 del regolamento edilizio del Comune di Milano.
     2) Sul traffico mettiamo in campo misure drastiche e immediate. Sembra incredibile doverlo dire, ma le bici e gli altri mezzi “leggeri” devono diventare prioritari ed essere potenziati, sostenuti e favoriti. Il blocco del traffico deve essere periodico, non occasionale.
     3) Anche la partecipazione alla vita cittadina deve essere rilanciata, bisogna rivitalizzare i quartieri, far sì che la gente si incontri, aprire le porte dei municipi e far sì che diventino un luogo a servizio dei cittadini. La vita culturale a Milano non manca, ma la gente deve tornare a incontrarsi nei quartieri, a tessere relazioni di vicinato. Questo fa parte della battaglia culturale che dobbiamo portare avanti per sconfiggere l’individualismo, oggi sempre più accentuato dalle nuove tecnologie.
     4) A proposito di nuove tecnologie, riflettiamo sull’impatto economico, sociale e relazionale che avranno. E sulle azioni che vogliamo mettere in campo.
     5) Mettiamo in campo scuole civiche di formazione continua, per tutte le età e per tutti gli interessi. Per tante ragioni, incluse quelle di cui ai punti 3 e 4.
     6) Sarebbe una follia proibire la vita notturna, ma dobbiamo porre un limite alla città operativa 24 ore su 24, perché, per ogni servizio offerto, ci sarà qualcuno sfruttato, che sarà sottratto alla sua vita e ai suoi affetti per lavorare, spesso in condizioni di precarietà.
     7) Pensiamo a un consiglio comunale itinerante, che esca dal centro.
     8) Istituiamo un registro delle idee di chi abita a Milano.

Bisogna sottolineare però che è criticabile da più punti di vista la proposta di scorporare Milano dalla Lombardia, proposta che rischia anzi di far aumentare la differenza, le diseguaglianze, tra la città (Milano) e la provincia (intendendosi qui tutto ciò che è fuori Milano). Certamente serve un riordino delle competenze dei diversi enti, come serve dotare di poteri effettivi le istituzioni (che altrimenti sono percepite come inutili e quindi non partecipate, come i consigli municipali). Ma la separazione di Milano dal resto della Lombardia rischierebbe di isolarla ulteriormente.
Inoltre, è innegabile come alcuni problemi debbano essere risolti a livello regionale (nel senso di Lombardia), per esempio quello dei trasporti, con la necessità di ripensare il traffico verso Milano (come giustamente evidenzia il documento). Per non parlare dei problemi pratici che si porrebbero: per esempio, quali confini avrebbe la “Metropoli Regionale”? La Brianza e Pavia sarebbero comprese o escluse? E Abbiategrasso, Magenta, Monza?
E’ vero che la Regione Lombardia è da molti anni regno incontrastato delle forze conservatrici, e che in questo scenario spesso Milano ha costituito un’eccezione. Tuttavia serve trasformare la Regione, affermare anche a livello regionale un modello diverso. E in questo Milano deve avere un ruolo determinante, non sottrarsi.

Infine, una riflessione sulle conclusioni politiche cui si giunge nel documento, che accenna a una coalizione di forze, ampia e alternativa (da intendersi probabilmente come alternativa all’attuale maggioranza). In realtà non si vede quale possa essere questa coalizione, se non una riproposizione di forze autoreferenziali con una limitata capacità di raccogliere interesse e consenso. Occorre invece innovare nel metodo, riavvicinare alla partecipazione e tornare a frequentare luoghi problematici; poi, aprire un dialogo aperto a tutte le forze che si riconoscono nei valori progressisti ed ecologisti, invece di mettersi in competizione con esse, con l’obiettivo di essere determinanti e di imporre così anche ai partiti che sostengono l’amministrazione quel cambio di rotta che appare necessario. Ci sono esperienze recenti, come quella di Emilia Romagna Coraggiosa, in cui questo metodo ha funzionato.

[Commento di Paolo Fumagalli]